I guanti moto invernali devono fare tre cose insieme: tenere le mani calde, restare asciutto sotto la pioggia e lasciarti abbastanza sensibilità per dosare freno e frizione. Più imbottitura aggiungi, più sensibilità perdi, quindi la scelta è sempre un compromesso tra calore e controllo.
In questa guida ti spiego cosa guardare, quali guanti prenderei senza riscaldamento e quando ha senso passare a quelli riscaldati.
Cosa guardare nei guanti moto invernali
La membrana
La membrana è lo strato impermeabile e traspirante che sta tra il tessuto esterno e la fodera. Ogni marchio ha la sua: Drystar per Alpinestars, D-Dry per Dainese, Hydroscud per Tucano Urbano, Raintex per Macna. Tiene fuori la pioggia e lascia uscire il sudore, e conta più di quanto sembri, perché un guanto bagnato, da fuori o da dentro, scalda molto meno. Per un guanto invernale la considero indispensabile.
L’imbottitura
I materiali più diffusi sono il Thinsulate di 3M e le fibre sintetiche come il Fiberfill. Alcuni produttori dichiarano la grammatura: l’Alpinestars Tourer W-7 V2, per esempio, ha 120 grammi di Thinsulate. Un’imbottitura più spessa scalda di più ma allontana le dita dalle leve, e su una moto con la frizione dura la differenza si sente. Su uno scooter, dove la frizione non c’è, un guanto più imbottito si sopporta meglio.
Il polsino
Il polsino lungo copre il punto in cui guanto e manica si incontrano, che è proprio da dove entra l’aria fredda. Quando piove portalo sotto la manica della giacca: con le braccia tese verso il manubrio l’acqua scende lungo la manica, e se il guanto sta sopra finisce dentro. Con il tempo asciutto puoi tenerlo sopra, così il vento non si infila nel polso.
La certificazione
I guanti da moto venduti in Europa sono dispositivi di protezione individuale e vanno certificati secondo la norma EN 13594:2015. Il livello 1 è quello di base, il livello 2 prevede prove più severe, e la sigla KP indica che è stata certificata anche la protezione delle nocche. I guanti Dainese, Alpinestars e Macna di questa guida sono di livello 1.
I guanti moto invernali che prenderei
Dainese Tempest 2 D-Dry Long Thermal: per i trasferimenti lunghi
È il guanto che Dainese propone per i viaggi di medio raggio e le extraurbane con il freddo. Ha la membrana D-Dry, l’imbottitura in Fiberfill, il palmo in scamosciato sintetico con rinforzi in pelle sulle punte delle dita e le nocche Pro-Tek in TPU. Dainese punta molto sulla comodità, con un tessuto elastico in quattro direzioni e le dita precurvate, e ha aggiunto gli inserti per usare il touchscreen e il tergivisiera.
Il polsino è lungo e regolabile, la certificazione è EN 13594:2015 di livello 1 e il listino è di 129 euro. Per chi fa tanta strada anche d’inverno è quello che sceglierei.
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Alpinestars Tourer W-7 V2 Drystar: il più versatile
Ha la membrana Drystar, 120 grammi di Thinsulate e una tomaia in tessuto elastico e poliammide ripstop, con il palmo in pelle conduttiva per usare il telefono e rinforzi in scamosciato sintetico. Le nocche sono protette dalla SP Lite rivestita.
Il dettaglio che mi piace di più è la chiusura: un solo gesto stringe insieme il cinturino al polso e la patta del polsino, comodo quando lo chiudi con l’altra mano già infilata nel guanto. Alpinestars lo ha costruito compatto per stare sia dentro sia sopra la manica della giacca, quindi segue bene il consiglio sulla pioggia che ti davo prima. Certificazione EN 13594:2015 livello 1 KP, listino 119,95 euro.
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Tucano Urbano Ginko 2G Hydroscud: per la città
Per lo scooter in città prenderei questo. Ha l’esterno in mini ripstop, l’imbottitura Thinsulate, la membrana Hydroscud, inserti rigidi sulle nocche e rinforzi antiabrasione sul palmo. La fodera Neocot è trattata contro batteri e odori, e ci sono il tergivisiera e la compatibilità con il touchscreen. Il polso si regola con il velcro ed è certificato EN 13594:2015. È il più economico dei tre e quello che terrei per i tragitti brevi di tutti i giorni.
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I guanti moto riscaldati
Un guanto riscaldato ha delle resistenze nella fodera alimentate da una batteria, di solito alloggiata in una tasca sul polsino, oppure dall’impianto elettrico della moto. Il vantaggio è che il calore lo porti con te: funziona su qualsiasi moto o scooter e non richiede di toccare l’impianto. In cambio ci sono le batterie da ricaricare, un prezzo più alto e un guanto un po’ più ingombrante.
Macna Unite 2.0 RTX Kit
Macna lo pensa per chi si sposta in città e per chi usa il maxi-scooter d’inverno. Ha quattro livelli di calore, ognuno indicato da un colore sul pulsante del dorso, che mostra anche la carica residua. Si alimenta con le batterie da 7,4 volt incluse nel kit oppure collegandolo ai 12 volt della moto con i cavi venduti a parte.
Con le batterie da 2,2 Ah del kit, Macna dichiara circa quattro ore e mezza al livello più basso e un’ora e tre quarti al massimo. Per il tragitto casa-lavoro bastano, per un viaggio d’inverno conviene il collegamento alla moto. Ha la membrana Raintex, la protezione delle nocche in schiuma R.I.S.C. 3D, un’apertura che scarica l’acqua accumulata tra membrana e tessuto esterno e la certificazione EN 13594:2015 di livello 1 KP. Il listino del kit è intorno ai 210 euro.
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Guanti riscaldati o manopole riscaldate?
Le manopole riscaldate costano meno, non hanno batterie da ricaricare e restano montate sulla moto, ma scaldano solo il palmo e le dita chiuse sulla manopola. I guanti riscaldati ti seguono su qualsiasi mezzo, al prezzo di una routine di ricarica e di una spesa più alta. Se il confronto ti interessa, ne parlo anche nella guida a manopole riscaldate e coprimanopole.
Quale sceglierei
Per lo scooter in città il Tucano Urbano Ginko 2G. Per le extraurbane e i viaggi d’inverno il Dainese Tempest 2 Long Thermal, oppure l’Alpinestars Tourer W-7 V2 se vuoi un guanto più compatto da portare anche sotto la manica. Se con il guanto giusto le mani gelano lo stesso, prima di un guanto riscaldato proverei le manopole riscaldate, e passerei al Macna Unite 2.0 RTX se usi mezzi diversi o non vuoi lavorare sull’impianto. Per la stagione calda trovi la guida ai guanti estivi.
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